Cultura

Cannes: Non Solo Star Ma Un Terzo Mercato Del Cinema

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… E arriva anche Woody Allen che ironizza su di sè e sui francesi nel suo film “Hollywood Ending”

CANNES – Circa un terzo del volume d’affari annuale mondiale del mercato del cinema si contratterà nei 10 giorni della 55/a edizione del Festival di Cannes che si inaugura questa sera. Dodicimila metri quadrati con

400 società di vendita venute da 70 paesi

. Ancora, circa 7 mila addetti ai lavori che potranno vedere 750 film (nel 2001 erano 100 meno).

Le previsioni danno gli americani anche quest’anno protagonisti

con titoli come «Minority report», di Steven Spielberg, «Road to perdition», di Sam Mendes con Tom Hawks, e «Men Black 2». Una curiosità: paesi new entry nel mercato di Cannes di quest’anno sono Svizzera, Turchia e Canada.

«Grazie a Dio esistono i francesi»: solo la faccia tosta dei cugini transalpini poteva immaginare di far aprire il Festival di Cannes da un film che contiene questa battuta. Ma siccome è

«Hollywood Ending» e segna il ritorno di Woody Allen sulla Croisette

, per di più in carne ed ossa, dopo 13 anni, tutto è permesso. In effetti la presenza di Woody, che stasera per l’inaugurazione salirà per la prima volta la scalinata del Palais du cinema, è la sola cosa davvero eccezionale. Il film infatti, che ha per protagonista un regista nevrotico e in crisi, costretto a girare spot perchè Hollywood non lo fa più lavorare, è la consueta psico-commedia cui Allen ci ha abituati dai tempi di «Manhattan» e «Io e Annie», elegante e graziosa ma meno originale ed esilarante dei modelli cui sembra richiamarsi.

Ex autore di culto, vincitore di due Oscar,

Allen è Val Waxman, un regista ridotto a girare spot per deodoranti in Canada

(«ora capisco perchè lì non ci sono neanche i delinquenti», dice dopo aver trascorso un giorno sul set sotto una tormenta di neve«) a causa dei suoi capricci e della sua intransigenza con Hollywood.

L’occasione per tornare a dirigere un film importante

gli viene offerta dalla ex compagna (l’elegante Tea Leoni, nella realtà moglie dell’ X-File David Duchovny) che lo ha mollato per un ricco produttore degli studios (Treat Williams). Ma l’ansia del nevrotico e ipocondriaco Waxman lo rende cieco alla vigilia del primo ciak. Lui pensa di avere un tumore al cervello ( “non sei abbastanza maturo per avere un tumore”, gli dice la ex), in realtà è una forma di cecità psicosomatica.

Temendo tutti, tranne il suo agente, all’oscuro del problema,

Waxman dirige il film facendosi aiutare

dal traduttore del direttore cinese della fotografia. Il film si rivelerà una porcheria (“consigliereste questo film a un amico?” si chiede al pubblico in un questionario; “sì – è la risposta – se il mio amico fosse Hitler«), ma Waxman riconquisterà la sua ex e soprattutto troverà una sponda insperata nella

critica francese che lo giudica il miglior film americano degli ultimi 50 anni!

“. “Hollywood Ending” ha una partenza lenta e sconta l’assenza di un collaboratore storico di Allen, il direttore della fotografia Carlo Di Palma, ma accelera nella seconda parte, quando iniziano le gag con Allen cieco. Woody si divide con grazia tra critica della stupidità hollywoodiana (“È intelligente? – dice alla ex del suo attuale compagno – forse a Beverly Hills, a New York sarebbe un minorato”) e commedia sulla vita di coppia (»tutti hanno diritto ad un episodio psicotico nella vita«, dice a Tea Leoni sempre a proposito del suo fidanzato-produttore). Ma l’impressione del già visto per “Hollywood Ending” rimane quella prevalente.

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